Sous l’arbre

Progettazione del Portale bronzeo per la Chiesa Madre di Noci (BA).

Menzione d’onore

Project team: A. Acciarino, G. Corbo, J. Costanzo.

Collaborators: F. Bour, G. Celano.

Noci_facciata_Warehouse of Architecture and Research.jpg

Per una opportuna divulgazione di pensieri e convincimenti, di fedi, di parole, risulta imprescindibile il lavoro degli storici. Già scrissero sulla vita di Gesù molteplici illustri intellettuali, tra gli altri Giuseppe Flavio, Tacito, Svetonio, Galeno. Eppure, corrono parallele trattazioni “clandestine”, popolari, altrettanto decisive. Si veda il caso della “storietta” trasmessa da alcuni saggi locali nei secoli passati, in merito alla fondazione della Chiesa Madre di Noci ed al suo regale benefattore Filippo I d’Anjou.

Non siamo riusciti a distaccarci da questo racconto, sospeso tra cronaca e fiaba.
Il tema dell’albero ci viene infatti suggerito dalla genesi della chiesa stessa, edificata in seguito alla grazia accordata dalla Beata Vergine Maria a Filippo d’Angiò, salvatosi da un gravoso temporale, durante il quale trovò riparo sotto un noce, in prossimità al futuro sito della Chiesa.

E’ sempre un albero il simbolico protagonista di una delle opere pittoriche più straordinarie della Cristianità. Nel suo “Battesimo di Cristo” (1445), Piero della Francesca pone il Figlio di Dio sotto un albero dalla folta chioma, come a protezione del momento di rinascita raffigurato.

Trecento anni dopo, in un ambito già proto illuminista, l’abate Marc-Antoine Laugier, nella sua opera “Essai sur l’architecture” (1755), riconduce esplicitamente all’albero il prototipo dell’abitazione primordiale, un vettore di riparo e salvezza, laico e religioso al contempo.
Sul frontespizio dell’opera troviamo un disegno di Charles Eisen, “The Primitive Hut”, che raffigura un’ architettura: tronchi d’albero a costituire gli appoggi per le falde di un tetto a capanna, una metafora che ricerca negli elementi naturali le prime avvisaglie di un ambiente razionale ed antropizzato.

Giungiamo alla Beata Vergine Maria, esatta metafora di riparo e benedizione.
Maria, per il dono e l’ufficio della divina maternità che la unisce con il Figlio redentore, è essa stessa figura della Chiesa, nell’ordine della fede, della carità e della perfetta unione con Cristo. «Con la sua obbedienza divenne causa di salvezza per sé e per tutto il genere umano» (Lumen Gentium – Cap. VIII).
Una celeberrima raffigurazione della Vergine, ad opera di Igor Mitoraj, per la porta della basilica di Santa Maria degli Angeli a Roma, ha guidato la resa tecnica del nostro albero. Qui immaginato in rilievo, a sbalzo, emergente rispetto alla planarità del portale e della bianca facciata romanica, proprio come nel caso del virtuoso precedente sopracitato.
L’albero è speculare ad una fitta pioggia battente, incisa sul versante opposto del portale.

/Users/florianbour/Desktop/dessin.dwg

Charles Eisen, The Primitive Hut, frontespizio del saggio “Essai sur l’architecture” di Marc-Antoine Laugier, 1755. Piero della Francesca, Il battesimo di Cristo, 1455. Igor Mitoraj, rappresentazione della vergine Maria, portale destro, Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri a Roma, 2006. Rielaborazione grafica prodotta dal Warehouse of Architecture and Research, Estate 2017.

E’ con questa proposta figurativa che pensiamo di aver condensato due temi rilevanti: l’albero rigoglioso, a rappresentare la vita che si rigenera con la venuta del Salvatore Gesù Cristo. E l’azione salvifica ed esemplare di Maria.

Per sublimare la narrazione – architettonica e non – proponiamo un secondo varco, un portale dentro al portale, studiato in relazione alle dimensioni dei due accessi laterali, che consentirà di entrare nella Chiesa passando, letteralmente, sotto la chioma dell’albero, lasciandosi la tempesta alle spalle.

Una soglia che diviene monito ed invito.

Se uno entra attraverso di me, sarà salvo. (Gv 10, 7-9)

 

TavolaNoci

Dal punto di visto tecnologico, si propone una fusione a cera persa, arrivando ad un peso complessivo di circa 180 kg. Il portale sarà tamburato in bronzo sul lato esterno, in legno di noce locale (ovviamente) sul fronte interno, prospiciente la navata della chiesa. Il telaio a supporto è pensato in profili tubolari d’acciaio. La formatura può realizzarsi in silicone.

L’ ancoraggio è immaginato eseguendo un restauro delle cerniere esistenti, in opera o fuori opera, da eseguirsi mediante il fissaggio delle parti staccate, il rifacimento delle parti mancanti, con materiale uguale a quello esistente, la revisione della ferramenta di tenuta. Sono compresi il consolidamento del legno con colle naturali, pulitura del legno, la stuccatura, una mano di vernice protettiva e la successiva riverniciatura a due mani di vernice ad olio e quanto altro occorre per garantire il lavoro finito a perfetta regola d’arte. Il portale, essendo ora parzialmente rivestito in bronzo, non potrà essere montato esclusivamente sulle cerniere esistenti, ma dovrà rendersi solidale ad un controtelaio fissato al suolo.

Il secondo sistema da noi proposto, del portale dentro al portale, è da realizzarsi con quattro cerniere – due per lato – in acciaio verniciato. Anch’esso ancorato al controtelaio a terra. Non vengono al momento avanzate ipotesi sulla serratura.