Il DRAMUN (MOON’S DRAMA)

 

Project team: G.Corbo, J. Costanzo, V. Guerrisi

Collaborators: G. Bianchi, L. Giannone, M. Sicari, A. Tanzola.

 

Un ulteriore aspetto ironico sta nel fatto che gli architetti moderni, i quali accettano l’architettura vernacolare proveniente da fonti lontane nello spazio e nel tempo, riescono contemporaneamente a rifiutare il vernacolo corrente degli Stati Uniti, vale a dire quello degli imprenditori edili di Levittown e quello commerciale della Route 66.

Robert Venturi | LEARNING FROM LEVITTOWN

 

Il Dramùn è un caso studio, un progetto residenziale a schiera, a metà strada tra Pesaro e Urbino, che racconta le molteplici declinazioni del disegno d’architettura nella nostra attività professionale. Un complesso residenziale in una periferia sospesa tra sobborgo e campagna, dove volevamo riportare sui nostri disegni un po’ di quell’atmosfera pop strapaesana che avevamo percepito fin dal primo sopralluogo. Il problema era però riuscire a raccontare il progetto nel suo insieme, consapevoli che oggi, anche un cospicuo numero di pregevoli immagini, magari dei collages colti, poteva essere fruito sul web con la rapidità – talvolta la superficialità – con la quale sovente si naviga in rete. Per rispondere a suddette urgenze, siamo andati a studiare architetti che si posero domande simili alle nostre prima di noi, interrogando la felice tradizione del fumetto e del fotoromanzo in architettura, fino a renderci conto che quello che cercavamo esulava da questo campo: il fotoromanzo rosa, ovvero storie semplici e prevedibili, che al contempo sono riuscite ad allenare negli anni tante casalinghe alla lingua italiana. Dovevamo quindi sceneggiare una storia semplice, banale, che catturasse anche l’osservatore distratto, ma allo stesso tempo ed in maniera quasi subliminale mostrasse quanti più dettagli del nostro progetto. Lo abbiamo chiamato il Dramùn – citando un vecchio Super8 che in modo ironico e beffardo raccontava l’infedeltà coniugale – una storia già vista diremmo. Una storia che lascia la possibilità a chi legge di entrare facilmente in accordo con gli spazi che la ospitano.

 

 

Il progetto prevede la realizzazione di quattordici appartamenti, con differenti caratteristiche dimensionali e distributive. Sei di questi ubicati al piano terra, con accesso diretto dal giardino di pertinenza, mentre i restanti otto raggiungibili tramite un sistema ripetuto di scale esterne.

Questa organizzazione genera una netta differenza tra i livelli del complesso residenziale, sottolineata dal trattamento dell’involucro. La parte al piano terra, come quella seminterrata dei garages, è rivestita in mattoni e si presenta come un basamento continuo, scandito nel suo incedere da segmenti di rampe che conducono al piano primo, trattate anch’esse con la medesima finitura. Dallo stilobate in laterizio partono una serie di volumi intonacati, scanditi nella disposizione da quella stessa serie di scalinate che inframmezzava lo spazio sottostante. Dialogando con il vernacolo contemporaneo locale, queste estrusioni si plasmano e si adattano, cercando di offrire la massima abitabilità con un grado di reciproca indipendenza.

Grondaie, comignoli e scale esterne, cromaticamente dissonanti, sono il preludio di tutte le successive colonizzazioni che ogni architettura, divenendo abitata, felicemente subisce.