Monumenti i Demokracisë – konkurs i hapur, monumento alla democrazia presso Kavaje, Albania

Progetto finalista – finalist project

Project team: A. Acciarino, F.M. Azzopardi, M. Baldissara, G. Corbo, J. Costanzo, M.F. Ortolani, I. Zaccagnini. Con la collaborazione di Lorenzo Leonardo Pizzichemi, per la discussione e la stesura del testo, e di Valerio Prugnola, per la realizzazione del plastico. TAV3_Città Ideale Vivere nella democrazia, per quanto possa sembrare un’azione scontata e naturale, è un gesto coraggioso e impegnativo. Come la buona architettura.

Non a caso associamo senza indugi la condizione democratica con la costruzione logica dell’architettura. Entrambe le realtà per concretizzarsi hanno bisogno del rispetto di norme condivise, sentono forte l’esigenza di un linguaggio chiaro e comprensibile che le rappresenti. Eppure, nel frastuono della contemporaneità, sia la democrazia che la buona architettura, fanno fatica a legittimarsi. L’invettiva politica tende da più parti a intimidire le conquiste di un sistema democratico ancora in divenire. Il mero gesto architettonico ha inibito, senza pudore alcuno, la progettazione normale della casa, come del monumento, come della città. Non sono tempi facili per la democrazia, tantomeno per l’architettura normale.

Partendo da questa analisi, sentiamo il bisogno di accettare la sfida di progettare un monumento alla democrazia. Lo facciamo senza rinunciare a quella vocazione propedeutica e rappresentativa che ogni buon monumento dovrebbe custodire. Prima la forma: la democrazia, nella sua accezione universale, liberatrice, condivisa, pura, non può non ricondursi che a una sfera. Ma troppo spesso le forme si sono isolate, come torri d’avorio, dai loro contenuti. Nella nostra sfera presso Kavajë ciò non potrà accadere. Perché la sfera è stata attraversata. La sottrazione di un parallelepipedo dall’elemento puro, bronzeo, consente l’attraversamento della sfera. Il suo uso si completa e si sostanzia per mezzo di uno spazio assembleare interno alla forma sferica. I diversi individui raccoltisi nei due emicicli si confrontano. Nello stesso tempo si specchiano, non solo gli uni negli occhi degli altri, ma anche sulla superficie specchiata interna alla sfera. Questo elemento risulta di particolare importanza poiché aspira a far vivere la democrazia in chi la abita, ammonendo ogni individuo della propria presenza, fondamentale, dentro la sfera.

La democrazia non consiste nel suo possesso, ma nel suo esercizio, nel suo uso. Democratica è quella forma di vita che associa in coloro che la praticano il sentimento del piacere ad azioni virtuose. I regimi totalitari celebrano se stessi in un’opera. La democrazia non si presta a essere celebrata in un’opera, perché essa è un’attività, e l’unico modo di celebrarla è viverla. La sfida dalla quale siamo partiti è stata, quindi, quella di rendere attività un’opera. In questo senso proponiamo un nuovo modo di fare architettura, come di concepire l’opera architettonica in una forma di vita autenticamente democratica. L’uso, infatti, ha le stesse proprietà logiche del nostro fare architettura: esso non è mai soggetto a consumo, e ha delle regole che sono in esso “da sempre” immanenti, e “proprio ora” applicabili. Il nostro Bouleuterion, proprio come l’attività democratica, si usa. E non ci sarebbe opera architettonica migliore per la forma di vita democratica di quella dove i cittadini di Kavajë, raccoltisi per caso o volontà nei due emicicli, principiassero a prendere decisioni sulla cosa pubblica.

Un’architettura della forma e dell’uso, quindi. Come dell’uso della forma.

Un monumento alla democrazia in Albania. TAV4_Cielo Stellato