Vanitas Vanitatum

Project team: G.Corbo, J. Costanzo, V. Guerrisi

Collaborators: L. Giannone.

 

«Un’immagine è un’irrealtà che non ha qualità,
a meno che non siamo noi a conferirgliela».
(Richard Kearne, 1991)

 

Quello che proponiamo è un esperimento che, provocatorio e ironico, ha un duplice fine: diffondere la cultura architettonica del tempo presente a un pubblico il più ampio possibile e, intanto, imbastire una critica a quanto la comunicazione del progetto sia oggigiorno diventata più importante del progetto stesso, interrogandoci dunque sul dogma democratico che rischia una deriva trash e superficiale.
L’intervento prevede la realizzazione di quattro diorami che ricostruiscono altrettanti disegni di architettura, espressamente elaborati per l’allestimento proposto e ottimizzati per la diffusione sui profili social.
Fondali multimateriali riproducono tridimensionalmente illustrazioni che si conformano al codice grafico di Instagram, servendosi di segni molto sintetici e minimalisti, colori pastello, campiture piatte, forme elementari, pattern geometrici, particolari dal fascino vintage; opportuni artifizi esaltano gli effetti prospettici e la generale atmosfera di finzione si amplifica attraverso oggetti scenici amovibili, con cui è possibile interagire.

Questi teatrini scientifici hanno una duplice anima: sono la spazializzazione di immagini dentro cui prende corpo l’architettura contemporanea e sono la tela su cui si proietta un esatto fotogramma, evidente solo se osservato da una posizione specifica, grazie all’illusione percettiva dell’anamorfosi. Risulterà evidente come l’immagine, immortalata da un preciso punto di vista, restituirà l’illusorietà di una perfezione che la realtà invece complica, scompone.