Progettazione degli interventi di pedonalizzazione e riqualificazione di Piazzale del Verano

Concorso di progettazione

 

Project team: G. Corbo, J. Costanzo, V. Guerrisi

Collaborators: G. I. Bianchi, D. Cohen, A. Papageorgiou, A. Tanzola

La riqualificazione di Piazzale del Verano, risarcimento urbano nei confronti di un’area strategica per la città di Roma, deve necessariamente passare attraverso la risemantizzazione di uno spazio – naturale ed edilizio – oggi compromesso da interventi interferenti e scoordinati. Pur trattandosi di un brano di città irrisolto, il piazzale custodisce al suo interno una lezione progettuale fatta di sequenze segniche perimetrali, emergenti in un luogo ancora silente e vuoto: strumenti d’indagine che possono risolvere questo progetto e, più in generale, proporre un modello di sperimentazione per la città in rapporto al suo quadrante est.

La Colonna di San Lorenzo, seconda più alta a Roma, genera, partendo dal vertice nord del lotto triangolare, una espansione radiale sul piazzale. Un faro prospettico per chi giunge da viale Regina Elena, segnalante la Basilica di San Lorenzo, penultima tappa nel Giro delle Sette Chiese. Diversamente, la via Tiburtina impone un riallineamento assiale per mezzo di una spezzata che conduce dal centro della città alla Tangenziale Est. La contrapposizione di questi due segni termina sui margini edificati e tangibili: l’ingresso al cimitero del Verano – inteso come vero e proprio muro di cinta – e più a sud il tessuto minore delle botteghe di marmisti, distretto indispensabile nell’economia del cimitero, nonché storica testimonianza che caratterizza l’area. Si è proceduto quindi in modo organico al disegno del nuovo piazzale per mezzo di una gravitazione spaziale centrica, da nord a sud, e di una tendenza all’allineamento parallelo derivante dall’asse longitudinale dell’area – via Tiburtina – corda della composizione. In questo scambio dialettico tra forze, si sviluppa un percorso di connessione con il quartiere di San Lorenzo, nonché un più ampio allaccio, reale e metaforico, con le altre sei chiese incluse nel pellegrinaggio: maggiormente le due basiliche che precedono e succedono San Lorenzo nel percorso dei fedeli, Santa Croce in Gerusalemme e Santa Maria Maggiore. Le abbiamo descritte come azioni di ritrovamento, piuttosto che aggiunta, per una ritrovata spazialità simbolica.

Con l’obiettivo di ridefinire e proteggere il carattere pedonale dell’area, senza alterarne l’altimetria, si suggerisce lungo via Tiburtina, ininterrottamente percorsa dai flussi del traffico, la collocazione di un’architettura trilitica lineare, che ingenuamente possa porsi come elemento ordinatore, unico evento costruito. Non un oggetto intero, monade spaziale chiusa, bensì come parte di un sistema aperto, vero o immaginario, complesso e policentrico. Un elemento comprensibile ma non rassegnato ad una spazialità rinascimentale o barocca; una quinta memore e significante, filtro per il tumulto urbano che assedia il parco, fino a diventare un telaio operativo per la florida comunità di fiorai. Un recinto che prosegue lo scarto simbolico dei grandi pensieri spaziali, con la chiarezza cui nessun progetto di riqualificazione urbana può abdicare.

Il carattere bucolico dell’area, paesaggisticamente connessa al pregevole sistema di rilievi montuosi che si possono traguardare lungo l’orizzonte orientale della città, dai Monti Sabini ai Colli Albani, è stato ripristinato attraverso il disegno degli spazi verdi del nuovo parco, reintroducendo specificità floristiche della campagna romana e preservando ogni singolo albero già presente, aggiungendone simbolicamente tre, in prossimità dell’ingresso monumentale al cimitero.